Parrocchia San Luigi Gonzaga - Ragusa
In tempo di covid - Parrocchia San Luigi Gonzaga - Ragusa

Questo sito web usa i cookie

I cookie aiutano sanluigi-gonzaga.it a fornire i propri servizi. Navigando sul sito accetti il loro utilizzo.

Stavolta vi scrivo da casa. In effetti, sono stato in chiesa ed è stata aperta dalle undici circa fino alle due e mezza. Un po' di preghiera, un po' di accoglienza (di chi dona e di chi ha bisogno), un po' di dialoghi telefonici. Vite che s'incrociano, s'intrecciano, si toccano anche per poco. Io, che posso incontrare qualcuno solo fuori casa, già da qualche giorno avverto la mancanza di poter stringere una mano, di poter ridurre la distanza con l'altro, di guardare l'altro per quello che è, non per il pericolo di contagio che rappresenta. Mi torna in mente ancora il papa, venerdì scorso: "Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli". Parole chiare? Sono davvero convinto di spogliarmi sempre più delle maschere del ruolo, del "la società mi impone", del "così fan tutti", del "non posso fare altrimenti"? Saprò andar oltre il limite di come io intendo la vita? Riuscirò a lasciar venir fuori l'essenziale della mia persona e nelle relazioni quotidiane?

don Luca

Ancora non ho celebrato. Se fosse solo un problema di rito o adempimenti del dovere, allora la cosa sarebbe più o meno importante e fino a un certo punto. Ma è questione di amore. Riguardate lo sguardo del papa davanti al crocifisso, davanti all'Eucarestia. Pensoso, sofferente... ne ho lette tante... ma solo l'amore spiega il voler ascoltare una pagina di 2000 anni fa, il voler fermarsi davanti a una statua di qualche secolo fa, il voler fissare quello che per la chimica è solo un pezzo di farina e acqua condensata. Solo l'amore... Anche se sofferto, pensoso... altrimenti è magia o superstizione... Per questo fra poco, alle 21.30, celebrerò: è il momento in cui lascio a Gesù la possibilità di regalarmi il suo amore e provo a dirGli quanto anch'io Gli voglio bene.

Si placa finalmente qualche pensiero tumultuoso di oggi, in questo sereno stare ancora davanti al Santissimo, in chiesa. Da solo ma con voi e davanti a Lui, il cui silenzio è presenza insondabile nell'intimo. Anche il papa, venerdì, da solo ma con tutta l'umanità davanti a Dio, presente nel Vangelo e nell'Eucaristia. Stiamo forse reimparando a vivere a partire dall'interiorità? È un dono di questo tempo tragico? Ne sapremo fare tesoro? Fermarsi alla presenza di Dio... cosa ne sapevamo un mese fa? Cosa ne resterà domani? Facci innamorare del Tuo silenzio, Signore!

Ore 13.45: eccomi, dopo ieri sera, alla postazione silenziosa davanti al Tabernacolo. Rassereno il respiro, chiudo gli occhi (oggi, un dono e una richiesta mi hanno portato in giro, è stata una giornata ricca per gli occhi), cerco di consapevolizzare che sono alla Sua presenza per me e per tutti. Come spesso da quando, anni fa, ho avvertito che non immagino nemmeno quanto io possa essere misero, arriva la preghiera del cieco Bartimeo: "Signore, abbi pietà di me!". Si mescola a tanti pensieri, a quello che ho fatto, a ciò che ho da fare. Inizio a pregare con i salmi di metà giornata, la lettura breve mi riporta a Gesù Crocifisso, ripenso al papa venerdì che, novello discepolo sotto la Croce, invoca l'aiuto di un Dio trafitto e tragicamente ferito (il Cristianesimo è tutto un paradosso). Chiudo questo quarto d'ora di silenzio e preghiera con l'Angelus, non senza aver focalizzato nel Tabernacolo Gesù Risorto che dona il pane ai due di Emmaus (scandaloso, il Risorto che non va a vincere sui suoi assassini, ma continua a pensare alle pecorelle perdute). Mi hai donato un po' del tuo cibo, in questi 15 minuti, Signore! Che io lo custodisca per poterlo donare a mia volta.

~ Don Luca

Oggi preghiera casalinga e telelavoro da casa, per portare avanti un po' di attività. Fra poco andrò qui vicino a prendere del pane per una famiglia. Rifletto da venerdì su quanto fatto e detto dal papa. Un passaggio: "«Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati". Sono importante per Gesù. Spero Lui sia importante per me. E poi? A chi posso mostrare che m'importa, per placare la sua tempesta e donargli almeno un pizzico dell'amore di Gesù? Mi sento provocato a non aspettare che il tempo del virus passi senza provare a fare anch'io qualcosa perché questo tempo passi. Affiderò tutti voi e questo mio pensiero al Signore alle 12.30 durante la messa.

don Luca

Altri articoli...